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Sano Realismo

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L’Expo ci era stato decantato come un evento di sana e sostenibile  alimentazione, un evento mondiale per educare a nutrire il pianeta in maniera sana e corretta. Ma non può non saltare all’occhio, anche ai meno attenti, il fatto che i soldi abbiano un fascino cinico e irresistibile, più trascinante dei buoni motivi per fare scelte sane e consapevoli.
A cura di Giovanni Cacia
Avviene quindi che, il paese famoso nel mondo per la qualità della sua dieta mediterranea abbia accettato e accolto, in occasione di Expo, multinazionali che finora non si sono certo distinte per una sana alimentazione o rispetto dell’ambiente.
Nasce allora spontanea la domanda su come si possa considerare “opportuno” che multinazionali del junk food siano sponsor e/o partner di un evento planetario che si propone di essere di esempio per comportamenti salutari, ambiente e stili di vita corretti, in un momento tra l’altro in cui obesità e malattie metaboliche dilagano in molti paesi del mondo. Certo la contraddizione è stridente: i due sponsor, nonostante le intenzioni, sono antitetici al mangiar sano, anche se si cerca, con pretestuose ragioni, di giustificarne l’attinenza al tema di corretta alimentazione. Nel mondo, infatti, milioni di persone, grazie ai loro prodotti, continuano a mangiare salse chimiche, carni trattate e a bere bevande colorate. Bevande, oltretutto, non di certo catalogabili tra i succhi di frutta naturali.
Si potrebbe dichiarare, come sui pacchetti di sigarette, che verdure chimiche, salse ricche di coloranti e additivi non rientrano minimamente nel concetto di sana alimentazione. Poi ognuno potrebbe fare valutazioni e scelte, più o meno consapevoli, ma almeno avremmo chiamato le cose con il loro nome, senza indoramenti di pillola.
Proviamo comunque a prendere per buona la volontà delle multinazionali di fare un primo passo, un tentativo di migliorare la qualità del cibo, con l’intenzione di McDonald’s di produrre il veggie burger e il tentativo di Coca Cola di rifarsi il look tramite uno spot televisivo volto a far sapere ai consumatori i rischi di avere chili in eccesso. Ciò non significa in automatico conferire loro d’emblèe la patente di promotrici di un’alimentazione sostenibile e sana.
Ma proviamo a fare ancora un passo avanti, a fare del sano realismo e a ragionare come segue: le due multinazionali sono protagoniste del sistema distributivo del mondo e possono sicuramente influenzarne le sorti, quindi, Expo o meno, si tratta di realtà industriali presenti in ogni dove della terra e con possibilità economiche straordinarie.
Chiamiamoli allora, fuor di ipocrisia, “puri sponsor” e non partner economici, anzi esponiamoci alla speranza (un po’ ingenua?) che, coinvolgendoli, li si possa indurre, ad essere sempre più responsabili e ad attivare iniziative a favore della salute dei loro clienti  e del pianeta, fosse anche solo per un loro interesse, quello di intercettare un mercato sempre più sensibile ai prodotti salutari.
E ai gestori di Expo diciamo che siamo consapevoli che servono soldi e sponsor e comprendiamo la scelta pur non giustificandola, ma non servivano queste ipocrite spiegazioni stiracchiate per legittimare e giustificare la presenza dei due colossi multinazionali.
Bastava solo dirlo, li coinvolgiamo per fare cassetta, e dirlo con chiarezza, con coraggio, con onestà intellettuale.
© Sani per Scelta
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