DISTURBI ALIMENTARI, QUANDO GLI ESPERTI DEVONO INTERVENIRE

Disturbi alimentari, quando gli esperti devono intervenire

Mag 5 • Cibo e salute • 1882 Views • Nessun commento su Disturbi alimentari, quando gli esperti devono intervenire

Mangiare è un piacere, sempre, anche quando le scelte alimentari sono salutistiche.

Il cibo, e mangiare, può diventare un problema frequente, e spesso grave, nei giovani adolescenti. Senza dimenticare che il cibo è determinante per lo stato di salute e benessere, e che fluttuazioni significative del peso, carenza di ferro, calcio o vitamine, oltre a vari altri disturbi fisici posso essere causati dalle difficoltà nell’alimentazione che meritano attenzione medica, spesso il disturbo alimentare può avere cause psico-emotive che esperti psicologi possono aiutare a risolvere coinvolgendo genitori e nutrizionisti.

Oltre ai disturbi alimentari comunemente noti come anoressia e bulimia, oggigiorno ne esistono altri. Abbiamo chiesto a Roberta Colombo, psicologa e psicoterapeuta del centro Légein Radicati Liberi di Milano, di aiutarci a far chiarezza.

Alimentazione selettiva, ortoressia, alimentazione restrittiva, anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata: si tratta sempre di disturbo alimentare? Quali i segnali e quali i campanelli d’allarme da tenere monitorati?

Infanzia e adolescenza sono spesso caratterizzate da comportamenti alimentari che deviano dalla norma. Pensiamo, per esempio, ai bambini che passano la fase in cui mangiano solo pochi tipi di cibo o ai bambini che, non solo diminuiscono le tipologie di cibo che ingeriscono, ma ne restringono anche le quantità. Una modalità abbastanza tipica che caratterizza il periodo adolescenziale è quella dell’alimentazione eccessiva cioè merende e spuntini frequenti che, però, sembrano non influire sul fabbisogno calorico durante i pasti. Nella maggior parte dei casi si tratta di periodi che tendono a risolversi in modo del tutto naturale. “E’ difficile stabilire la durata tipica di queste fasi alimentari perché si riscontra una grande variabilità da caso a caso ed è comprensibile lo stato di allarme dei genitori – spiega Roberta Colombo – Spesso la strategia migliore è di non rinforzare e non enfatizzare la il problema alimentare. Un criterio generale che può orientare il genitore è quello di monitorare che la crescita sia adeguata all’età e che i bambini siano sani, bene adattati e che vivano uno stato di generale benessere emotivo. In questi casi la risoluzione del “problema” si attua senza attivare particolari aiuti interni o esterni alla famiglia”.

Se il comportamento problematico persiste ed è accompagnato da altri fattori, legati e non al cibo, questo può rappresentare un campanello di allarme.

“E’ fondamentale tenere in considerazione il fatto che anoressia e bulimia hanno più a che fare con una percezione negativa di sé e del proprio corpo che con il cibo e il mangiare – continua la psicoterapeuta. – Scarsa autostima e scarso valore personale, rigidità, atteggiamenti eccessivamente critici inducono insoddisfazione nei confronti di se stessi e del proprio corpo e generano deviazioni nei comportamenti alimentari. Spesso tutto ha inizio con una dieta o con una restrizione dell’assunzione di cibo che si accompagnano a cambiamenti significativi nei comportamenti e nell’umore.”

I comportamenti problematici possono riguardare il cibo, il corpo ma anche il rapporto con gli altri. “Si pensi, per esempio, al mangiare di nascosto, a stranezze come tagliare il cibo in piccoli pezzi che vengono sparsi nel piatto, al nascondere il cibo, all’abbuffarsi, al pesarsi di continuo, ad un eccessivo bisogno di fare esercizio fisico, all’abuso di diuretici, lassativi e pillole dimagranti, all’induzione del vomito, all’affermare di essere grassi a fronte di una significativa diminuzione di peso, al compensare l’assunzione di cibo con eccessiva acqua o bevande gasate a basso contenuto calorico. Spesso aumentano la litigiosità nel momento dei pasti, o quando si parla di cibo, oppure in occasioni sociali che prevedono il consumo di cibo. Il benessere psicologico è un altro indicatore fondamentale da considerare – conclude Roberta Colombo. – Umore depresso, ansia, eccessive preoccupazioni per il cibo e la forma fisica, irritabilità, disprezzo nei confronti di se stessi sono solo alcuni degli aspetti emotivi che fanno parte del quadro generale dei disturbi alimentari.

Se ci accorgiamo quindi che i nostri figli hanno cambiato le loro abitudini alimentari in modo poco funzionale e che contemporaneamente il loro benessere fisico generale ed emotivo è problematico, possiamo ragionevolmente pensare di rivolgerci a degli specialisti.

ROBERTA COLOMBO è  psicologa e psicoterapeuta dello Spazio Légein Radicati Liberi di Milano. Per informazioni scrivere a robertacolombo@legein.it

www.legein.it

© Sani per Scelta

Photo by: vitadamamma.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi